Su questa storia
Il 18 agosto 1991 funzionari sovietici di linea dura agiscono contro Michail Gorbačëv nella sua dača di Foros in Crimea e avviano il golpe di agosto poco prima di un trattato dell'Unione previsto. Il GKChP rivendica poteri di emergenza a Mosca, i carri armati compaiono presso la Casa Bianca russa e Boris El'cin chiama alla resistenza. Entro il 21 agosto il complotto era crollato, accelerando lo sfascio finale dell'autorità sovietica centrale.
Crisi sovietica dell'agosto 1991: Gorbachev isolato a Foros, in Crimea.
Il 18 agosto 1991, mentre l'Unione Sovietica attraversava una fase di profonda incertezza politica, un gruppo di alti funzionari si mosse contro il presidente Mikhail Gorbachev. Nella residenza presidenziale di Foros, in Crimea, Gorbachev fu isolato dopo che alcuni visitatori legati alla congiura gli chiesero di proclamare lo stato d'emergenza. Il giorno successivo, a Mosca, prese forma pubblicamente un tentativo di colpo di Stato destinato a durare tre giorni e a segnare uno dei passaggi decisivi degli ultimi mesi dell'URSS.
Isolamento a Foros prima del trattato dell'Unione
L'azione arrivò alla vigilia della prevista firma di un nuovo Trattato dell'Unione, fissata per il 20 agosto. Quel progetto avrebbe trasferito una parte significativa dei poteri dal centro sovietico alle repubbliche, modificando gli equilibri istituzionali costruiti nei decenni precedenti. Per i dirigenti più ostili a questo processo, il trattato rappresentava una minaccia all'autorità del potere centrale. La loro scelta fu quindi quella di fermare il cambiamento con strumenti straordinari, facendo affidamento su apparati di sicurezza, vertici politici e unità militari.
Il contesto era già segnato dalle riforme della seconda metà degli anni Ottanta. La perestrojka e la glasnost avevano aperto spazi di discussione politica e di critica pubblica che pochi anni prima sarebbero stati impensabili. Allo stesso tempo, quelle aperture avevano reso più visibili le difficoltà economiche, i conflitti tra centro e repubbliche e la perdita di controllo da parte delle istituzioni sovietiche. In quel quadro emerse anche la figura di Boris Yeltsin, divenuto un punto di riferimento alternativo rispetto alla leadership dell'Unione e presidente della Repubblica socialista federativa sovietica russa.
Il GKChP rivendica il potere di emergenza a Mosca
Il 19 agosto il Comitato di Stato per lo stato d'emergenza, noto con la sigla russa GKChP, annunciò che il vicepresidente Gennady Yanayev assumeva i poteri presidenziali a causa della presunta incapacità di Gorbachev di esercitare le sue funzioni. Il messaggio voleva dare al passaggio un'apparenza di legalità e continuità istituzionale. In realtà, il nodo centrale era proprio l'assenza forzata del presidente, rimasto a Foros senza la possibilità di agire liberamente.
Nello stesso giorno, unità corazzate entrarono a Mosca e furono dispiegate attorno a siti chiave della capitale, comprese le aree vicine alla Casa Bianca russa, sede del parlamento e del governo della Repubblica russa. La presenza dei mezzi militari dava al tentativo di presa del potere un carattere visibile e immediato. Tuttavia, il controllo della città e delle istituzioni non risultò automatico. Il successo dell'operazione dipendeva non solo dagli ordini impartiti dall'alto, ma anche dalla disponibilità concreta di funzionari, soldati e comandanti a eseguirli senza esitazione.
L'appello di El'cin e la resistenza pubblica
Fu in questo passaggio che Boris Yeltsin assunse un ruolo centrale. Dalla Casa Bianca russa, il 19 agosto, respinse pubblicamente il GKChP e invitò a opporsi ai suoi ordini. Le sue dichiarazioni trasformarono la sede istituzionale russa in un centro di resistenza politica al tentativo di colpo di Stato. Attorno all'edificio si raccolsero sostenitori, funzionari e cittadini, mentre nella capitale cresceva una mobilitazione che rese più difficile ai congiurati presentarsi come unica autorità legittima.
Nei tre giorni della crisi si misurarono quindi due dinamiche diverse. Da un lato, i promotori del golpe cercavano di usare strumenti di emergenza, successione formale e forza militare per ristabilire il controllo del centro sovietico. Dall'altro, la loro iniziativa mostrava quanto quel controllo dipendesse ormai da un consenso che non poteva più essere imposto in modo lineare. Il semplice annuncio di un comitato straordinario non bastava a garantire obbedienza uniforme né nelle istituzioni né nelle forze armate.
Crollo e frattura dell'autorità sovietica
Tra il 19 e il 21 agosto divenne sempre più chiaro che l'appoggio militare al colpo di Stato stava indebolendosi. Questo aspetto fu decisivo. Un'operazione del genere aveva bisogno di una catena di comando sicura e di un'esecuzione coerente. Quando tale sostegno cominciò a vacillare, anche la pretesa di governare per decreto d'emergenza perse efficacia. La crisi, iniziata con l'isolamento di Gorbachev e con la proclamazione di poteri straordinari, si trasformò rapidamente in una dimostrazione della fragilità del centro sovietico.
Il 21 agosto il tentativo di colpo di Stato crollò. Gorbachev poté rientrare a Mosca dalla Crimea, ma il ritorno non significò il ripristino pieno dell'autorità precedente. Gli eventi di quei giorni avevano modificato il rapporto di forze all'interno dell'Unione Sovietica. Yeltsin uscì rafforzato sul piano politico, mentre le istituzioni sovietiche apparvero più deboli e più esposte di prima. Il fallimento del GKChP non salvò l'URSS: accelerò invece la sequenza di eventi che, nel dicembre 1991, avrebbe portato alla sua dissoluzione formale.
Perché conta ancora
Il colpo di Stato dell'agosto 1991 continua a essere studiato perché mostra con particolare chiarezza come funzionano le crisi di uno Stato quando si intrecciano successione costituzionale, poteri d'emergenza e apparati di sicurezza. In pochi giorni emersero domande fondamentali: chi può parlare a nome dello Stato, chi controlla la forza armata e quanto vale una procedura formale quando l'autorità politica è contestata.
L'episodio resta importante anche per comprendere i problemi dei grandi sistemi federali o multinazionali. Il conflitto tra il centro e le sue unità costitutive non era soltanto una disputa politica generale, ma una questione concreta di competenze, legittimità e comando. Il previsto Trattato dell'Unione stava tentando di ridefinire quel rapporto; il golpe fu, in parte, un tentativo di impedirlo con mezzi straordinari.
Infine, il fallimento del colpo di Stato aiuta a spiegare il passaggio dalle riforme tardo-sovietiche alla fine dell'URSS. Più che interrompere la crisi, l'azione dei congiurati rese visibile in tempo reale l'indebolimento del potere centrale. Per questo il 18-21 agosto 1991 non è ricordato solo come un episodio di emergenza politica, ma come uno snodo decisivo nella conclusione della storia sovietica e nella formazione dell'assetto europeo e internazionale del dopo Guerra fredda.
Cronologia
- Inizia il tentativo di golpe sovietico a Foros
- Il GKChP annuncia il comitato di emergenza
- El'cin emette un appello di opposizione
- Il tentativo di golpe crolla
- Dissoluzione dell'Unione Sovietica
Cosa hai scoperto
Il centro che vacilla
Non hai solo ricomposto un colpo di Stato fallito: hai seguito un momento in cui l'autorità del centro sovietico smise di apparire stabile anche ai suoi stessi apparati.
Il punto più rivelatore non fu soltanto il tentativo di usare poteri d'emergenza, ma il fatto che questi strumenti non riuscirono più a imporre obbedienza automatica. In una federazione già attraversata da tensioni tra centro e repubbliche, la crisi mostrò in tempo reale che le procedure formali e il controllo degli apparati non bastavano più a tenere insieme il sistema. Per questo l'episodio è spesso letto come un passaggio decisivo tra le riforme della tarda URSS e la sua dissoluzione formale pochi mesi dopo.
Il 19 agosto 1991 il GKChP dichiarò che Gennadij Janaev assumeva i poteri presidenziali sostenendo che Gorbaciov non fosse in grado di esercitare le sue funzioni.
FAQ
Cosa accadde il 18 agosto 1991 in URSS?
Il 18 agosto 1991, alcuni alti funzionari sovietici agirono contro Mikhail Gorbachev, che fu isolato nella sua dacia di Stato a Foros, in Crimea. L’azione precedette un tentativo di colpo di Stato durato tre giorni.
Che cos’era il GKChP?
Il GKChP era il Comitato statale per lo stato d’emergenza. Il 19 agosto 1991 annunciò che il vicepresidente Gennady Yanayev assumeva i poteri presidenziali, sostenendo che Gorbachev non fosse in grado di servire.
Perché Gorbachev si trovava a Foros il 18 agosto 1991?
Secondo gli eventi riportati, a Foros si recarono persone legate al complotto e chiesero a Gorbachev di dichiarare lo stato di emergenza. Dopo questo incontro, fu isolato nella dacia presidenziale in Crimea.
Che ruolo ebbe Boris Yeltsin durante il colpo di Stato d’agosto?
Il 19 agosto 1991, Boris Yeltsin fece appelli dalla Casa Bianca russa a Mosca, respingendo il GKChP e invitando all’opposizione ai suoi ordini. La sua posizione divenne uno dei punti centrali della resistenza al golpe.