SETTEMBRE 11

Il colpo di Stato che rovesciò Salvador Allende in Cile

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Un palazzo presidenziale assediato, una voce alla radio, un nuovo potere che prende forma in poche ore. Santiago, 1973.

L'11 settembre 1973, a Santiago del Cile, le forze armate cilene mossero contro il governo del presidente Salvador Allende e posero fine, nel corso di una sola giornata, al sistema costituzionale allora in vigore. Il centro della crisi fu il palazzo presidenziale della Moneda, dove Allende rimase mentre unità militari prendevano posizioni nella capitale, le comunicazioni venivano controllate e i comandanti delle diverse armi si preparavano ad assumere il potere. Entro poche ore, il Cile passò da una presidenza eletta a una giunta militare guidata dai vertici delle forze armate e dei carabineros.

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La Moneda a Santiago durante il colpo di Stato dell'11 settembre 1973, quando le forze armate agirono contro il governo di Salvador Allende.
SETTEMBRE 11 Puzzle 3D interattivo

Su questa storia

L’11 settembre 1973 le forze armate cilene rovesciarono il presidente Salvador Allende. La Moneda fu circondata e bombardata; Allende pronunciò un ultimo discorso alla radio e morì nel palazzo. Entro sera una giunta guidata dal gen. Augusto Pinochet teneva lo Stato. Il giorno chiuse un governo eletto e aprì una dittatura militare poi documentata in archivi, tribunali e commissioni di verità.

La Moneda a Santiago durante il colpo di Stato cileno dell'11 settembre 1973.

L'11 settembre 1973, a Santiago del Cile, le forze armate cilene mossero contro il governo del presidente Salvador Allende e posero fine, nel corso di una sola giornata, al sistema costituzionale allora in vigore. Il centro della crisi fu il palazzo presidenziale della Moneda, dove Allende rimase mentre unità militari prendevano posizioni nella capitale, le comunicazioni venivano controllate e i comandanti delle diverse armi si preparavano ad assumere il potere. Entro poche ore, il Cile passò da una presidenza eletta a una giunta militare guidata dai vertici delle forze armate e dei carabineros.

Una presidenza chiusa in poche ore

Quel giorno arrivò al culmine di una fase di forte polarizzazione politica e sociale. Durante la presidenza di Allende, iniziata nel 1970, il paese aveva conosciuto conflitti duri tra governo e opposizione, scioperi, tensioni istituzionali e un clima pubblico sempre più segnato dall'idea che la crisi non potesse più essere contenuta con i normali strumenti politici. In questo contesto, il rapporto tra potere civile e forze armate diventò decisivo. Il colpo di Stato non fu soltanto un'azione di piazza o di caserma: fu un'operazione coordinata che puntava a rimuovere il presidente, occupare i punti chiave dello Stato e presentare immediatamente una nuova catena di comando.

La mattina dell'11 settembre, Allende si trovava alla Moneda. Da lì pronunciò il suo ultimo discorso radiofonico, uno dei documenti più ricordati di quella giornata. Nelle sue parole comparivano insieme il linguaggio istituzionale della presidenza, la consapevolezza dell'isolamento e il rifiuto di abbandonare la sede del governo. Il fatto che parlasse ancora via radio mentre il controllo militare avanzava mostra quanto, nelle prime ore del golpe, la lotta fosse anche per la voce pubblica e per la legittimità.

L’ultima trasmissione da La Moneda

Intorno al palazzo presidenziale, intanto, la pressione cresceva rapidamente. Le forze armate cercavano di assicurarsi che l'operazione non si spezzasse in iniziative separate, ma producesse un trasferimento netto del potere. La presenza di Allende dentro la Moneda rendeva però il confronto anche simbolico: finché il presidente restava nel palazzo, il cuore dello Stato costituzionale non era ancora stato completamente svuotato. Per questo la Moneda divenne il punto focale della giornata.

Nel corso della mattina, aerei dell'Aeronautica cilena bombardarono la Moneda. L'attacco al palazzo presidenziale trasformò davanti all'opinione pubblica nazionale e internazionale ciò che era già un'insurrezione militare in una rottura visibile e irreversibile dell'ordine precedente. Le immagini del fumo sulla sede del governo e la notizia dei bombardamenti divennero subito il simbolo del colpo di Stato. Dentro l'edificio, il rischio era immediato per Allende e per quanti gli erano rimasti accanto.

Aerei, truppe e una giunta

Allende morì quello stesso giorno all'interno della Moneda. Il fatto della sua morte durante il golpe è stabilito; nel tempo, il dibattito pubblico si è soffermato a lungo sulle circostanze e sulle responsabilità, tema che richiede distinzione tra ciò che è documentato e ciò che è stato oggetto di controversia politica. In termini storici, la sua morte segnò la fine concreta della presidenza e chiuse ogni possibilità di ritorno, nelle stesse ore, a un compromesso istituzionale.

Con il presidente morto e la resistenza alla Moneda spezzata, emersero come capi del nuovo potere i comandanti Augusto Pinochet, José Toribio Merino, Gustavo Leigh e César Mendoza. La loro comparsa come giunta non fu un dettaglio formale, ma il passaggio attraverso cui l'azione militare si tradusse in governo. Non si trattava più soltanto di aver rovesciato un presidente: occorreva presentare un'autorità capace di parlare a nome dello Stato, impartire ordini, controllare il territorio e mostrare continuità amministrativa, sebbene su basi del tutto nuove.

Dalla forza al decreto legge

Nell'immediato seguito del colpo di Stato, la giunta iniziò a emanare i primi decreti-legge per affermare il proprio controllo sullo Stato cileno. Anche questo aspetto fu centrale. I decreti non erano semplici annunci: erano il mezzo con cui il potere militare cercava di convertirsi in ordinamento, sostituendo nel più breve tempo possibile le procedure costituzionali con nuove regole imposte dall'alto. Nei giorni successivi, il Congresso fu chiuso e i processi costituzionali vennero sospesi, confermando che non si era di fronte a un intervento temporaneo, ma a una rifondazione autoritaria del potere.

Il colpo di Stato cileno del 1973 assunse rapidamente una dimensione internazionale. Nel pieno della Guerra fredda, governi, partiti, movimenti e osservatori stranieri lessero gli eventi del Cile come un caso esemplare di scontro tra progetti politici incompatibili, di intervento militare nella vita civile e di ridefinizione degli equilibri regionali. Proprio per questo la vicenda è rimasta al centro di studi, archivi e controversie ben oltre i confini cileni.

Perché conta ancora

L'11 settembre 1973 continua a essere studiato perché mostra con grande chiarezza come istituzioni costituzionali possano essere smantellate in tempi brevissimi quando le forze armate decidono di agire con coordinamento, controllo delle comunicazioni e occupazione dei luoghi simbolici del potere. La Moneda, la radio e i primi decreti della giunta non furono elementi separati: insieme resero possibile il passaggio, nel giro di poche ore, da una crisi politica a un nuovo assetto statale.

Il caso cileno resta inoltre centrale per la ricerca sulla Guerra fredda in America Latina, sui regimi militari e sulla repressione di Stato. Negli anni successivi, il governo instaurato dal golpe sarebbe stato legato a gravi violazioni dei diritti umani, e proprio per questo il lavoro di commissioni della verità, archivi pubblici e indagini giudiziarie ha avuto un peso duraturo. La documentazione raccolta nel tempo non serve soltanto a ricostruire ciò che accadde, ma anche a definire come una società registra, discute e verifica la violenza politica.

Per molti storici, il significato duraturo di quella giornata sta nel fatto che un singolo evento concentra più livelli di analisi: la fragilità delle istituzioni, il ruolo delle forze armate, il peso del contesto internazionale e il problema di come si costruisce una memoria pubblica dopo una rottura violenta dell'ordine costituzionale. Per questo l'11 settembre 1973 in Cile non è ricordato solo come la caduta di un presidente, ma come l'inizio di una trasformazione politica i cui effetti continuarono per anni.

Cronologia

  1. Salvador Allende entra in carica come presidente del Cile
  2. Le forze armate attaccano La Moneda; Allende muore durante il golpe
  3. La giunta guidata da Pinochet prende il controllo dello Stato
  4. Patricio Aylwin entra in carica e termina il regime militare

Cosa hai scoperto

Il potere in poche ore

Non hai solo… ricomposto gli eventi del colpo di Stato in Cile, ma seguito il momento in cui un ordine costituzionale fu sostituito con la forza nel giro di poche ore.

In crisi di questo tipo, il controllo non si afferma soltanto con le armi, ma anche occupando i luoghi e i canali attraverso cui uno Stato parla e decide. Il palazzo presidenziale, le trasmissioni radio e i primi decreti servirono a trasformare un'operazione militare in una struttura di governo riconoscibile. Per questo il caso cileno resta importante negli studi su regime militare e repressione statale: mostra quanto rapidamente il potere possa spostarsi dalle istituzioni costituzionali a un comando di fatto.

L'11 settembre 1973 Salvador Allende pronunciò da La Moneda a Santiago il suo ultimo discorso radiofonico.

FAQ

Cosa accadde in Cile l’11 settembre 1973?

L’11 settembre 1973 le forze armate cilene agirono contro il governo del presidente Salvador Allende a Santiago. Nel corso del colpo di Stato venne attaccato La Moneda, il palazzo presidenziale, e il governo costituzionale fu rovesciato.

Chi guidò il nuovo governo militare cileno?

Dopo il colpo di Stato emersero come নেতা del nuovo junta militare Augusto Pinochet, José Toribio Merino, Gustavo Leigh e César Mendoza. Nei decreti iniziali il junta affermò il controllo dello Stato cileno.

Come morì Salvador Allende durante il colpo di Stato?

Salvador Allende morì l’11 settembre 1973 dentro La Moneda, durante l’assalto al palazzo presidenziale. Quel giorno aveva anche pronunciato il suo ultimo messaggio radio da La Moneda a Santiago.

Quale fu l’azione militare contro La Moneda a Santiago?

L’11 settembre 1973 aerei dell’Aeronautica cilena bombardarono La Moneda, a Santiago. L’attacco fece parte dell’operazione con cui le forze armate presero il controllo della capitale e dello Stato.

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